Natale di chi? Natale perché?

Come rendere nuovo il Natale di sempre? Nel Duomo di San Lorenzo, il Duomo della città, cerchiamo di viverlo bene e in comunione. Allego la mia riflessione, che trovate anche sulla Borromea, sperando di suggerire pensieri buoni e utili per vivere nella realtà di oggi il Natale di Gesù.
Buona lettura.

Nessun documento attesta la data della nascita di Gesù. Non si conosce l’anno preciso, meno ancora il giorno. Ma perché allora è stato scelto il 25 dicembre? Semplicemente per fare concorrenza a una festa pagana, quella del Sole vittorioso (Sol invictus)che si festeggiava appunto il 25 dicembre, quando il sole ricomincia la sua risalita e le giornate riprendono ad allungarsi. Per i cristiani il Cristo che nasce è “il sole che sorge dall’alto”, il sole vero che porta la luce nel mondo. Il Vangelo di Luca ci racconta con ricchezza di dettagli quella nascita singolare e la riveste di accenti poetici che continuano ad avvolgere il Natale di un’atmosfera di simpatia verso questo bambino che nasce nel cuore della notte, al buio e al freddo. Perfino gli angeli si danno da fare e portano la notizia ai pastori: “Vi annuncio una grande gioia, che sarà per tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore”.
E così il Natale è diventata la festa più amata e più ricca di folclore, soprattutto attorno a quattro simboli: la luce, l’albero, il presepio e i doni. Poiché il Natale celebra la venuta di Gesù come luce del mondo, le città e i paesi si riempiono di luminarie. Dovrebbero servire come richiamo di questa luce che scende dall’alto e illumina ogni uomo. Segue l’albero di Natale, da molti visto come un segno profano. L’albero invece è denso di simbologia religiosa. L’albero di Natale richiama l’albero del paradiso terrestre, l’albero della morte, che si trasforma, grazie alla nascita di Gesù, nell’albero della vita rivestito della luce di Cristo. Segue poi il presepio “inventato” da San Francesco d’Assisi che voleva ricordare anche visivamente la scena della nascita di Gesù a Betlemme. In una mangiatoia, al freddo e di notte. A Natale poi ci si scambia dei doni. Poiché in quel giorno si celebra il mistero dell’Incarnazione, cioè il più grande dono che Dio abbia fatto all’umanità, anche noi siamo invitati a farci reciprocamente dei doni. Natale allora diventa la festa della generosità, l’occasione per pensare agli altri, alle persone che ci vogliono bene e alle persone che hanno bisogno che, almeno a Natale, qualcuno si ricordi di loro.
Bello tutto questo, ma con il pericolo che tutto si trasformi in una grande occasione di consumismo dimenticando l’essenziale. E sapete qual è l’essenziale? Che il 25 dicembre si celebra la nascita di Gesù e il rischio che si corre è quello di dimenticare il festeggiato. Gesù che nasce non è una poesia per bambini, ma una realtà per piccoli e grandi. E’ la festa di Dio che entra nella nostra storia.
Il Duomo si sta preparando per accogliere Gesù che viene e soprattutto per accogliere tutti coloro che vogliono festeggiare la sua venuta nel mondo. Lectio divina, novena di Natale, accoglienza della luce di Betlemme, albero di Natale, presepio artistico, ceri natalizi, grande Veglia di preparazione alla Messa di mezzanotte e liturgie piene di calore in un Duomo troppo piccolo per queste grandi occasioni. Mi auguro che questo Natale scaldi i cuori e faccia nascere nostalgia di casa in tanti battezzati distratti da mille luci che troppo spesso fanno perdere l’orientamento buono.

Lascia un commento

Immagine CAPTCHA
*